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Ginesio Fest, il teatro e l’illusione di un possibile mondo diverso

Ginesio Fest, il teatro e l’illusione di un possibile mondo diverso
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Venerdì 28 agosto il Ginesio Fest concentra in una sola giornata alcune delle tensioni più evidenti dell’edizione 2026: l’assurdo, la trasformazione, l’ecologia, il rapporto con la realtà e la possibilità di immaginare un mondo diverso.

Apertura anche al patrimonio e alla storia del borgo di San Ginesio, con Sui ponteggi della bellezza, alle 10.45 e alle 11.45 in Piazza Alberico Gentili: una visita guidata al cantiere della Pieve Collegiata, a cura della Rete Museale Terre d’Appennino, che permette di attraversare da vicino un luogo della storia di San Ginesio nel momento stesso della sua trasformazione e del suo restauro.

Alle ore 17, alla Biblioteca “Tra le righe”, la Rete Museale Terre d’Appennino cura inoltre la presentazione di La coscienza di Ottavio. L’evoluzione dei robot, il libro di Livio Gambacorta, un incontro che porta nel programma del festival una riflessione sul rapporto tra uomo, tecnologia e futuro.

All’Auditorium Sant’Agostino, ore 18, Marco Corsucci porta Mine Haha, dal romanzo di Frank Wedekind, con Matilde Bernardi, produzione TPE – Teatro Piemonte Europa.

Ginesio Fest

Mine Haha appartiene a quell’“altrove” che il direttore artistico Leonardo Lidi individua nel programma del Ginesio Fest come uno dei territori dell’edizione 2026: una scena che si muove tra immaginazione e realtà, tra linguaggi e forme diverse.

Mine-Haha è un diario di memorie fittizie che ripercorre la vita di Helene Engel, Hidalla, dalla sua primissima infanzia all’adolescenza. A partire dall’omonimo romanzo di Wedekind, lo spettacolo si sviluppa attorno alla formazione di un corpo femminile, mettendo l’accento sulla relazione tra sguardo, corpo ed educazione. In una dimensione espositiva, il corpo di chi è in scena diventa il terreno per indagare i rapporti di potere che corrono tra chi guarda e chi viene guardato, attraverso la messa a tema del ruolo dello spettatore.

Alle 19.15, nell’Oratorio San Filippo Neri, il programma propone Zerozerozerosottozero, prima nazionale dedicata ai più piccoli. Testo e regia Nicolò Tomassini, con Teresa Castello, Martina Montini ed Emma Francesca Savoldi.

Ginesio Fest

Zerozerozerosottozero affronta il cambiamento climatico e l’illusione del dominio antropocentrico. È uno degli appuntamenti attraverso cui il festival porta il tema delle “Illusioni” nella sezione dedicata all’infanzia e all’adolescenza, da sempre centrale nel progetto Ginesio Fest.

Una giornata nella quale le “Illusioni” del Ginesio Fest assumono forme molto diverse, confermando la vocazione del festival a non chiudere il teatro dentro un solo linguaggio e a far dialogare la scena con i luoghi, la memoria e le domande del presente.

Al Chiostro Sant’Agostino, ore 21.15, arriva in anteprima nazionale Baraonda del Gruppo Uror, liberamente ispirato a Ubu Cocu di Alfred Jarry, traduzione e adattamento di Francesca Garolla, con Evelina Rosselli e Caterina Rossi, produzione Teatro Metastasio di Prato.

Ginesio Fest

Il Gruppo Uror, fondato da Evelina Rosselli e Caterina Rossi, torna al Ginesio Fest dopo il successo della precedente edizione con una nuova creazione, Baraonda, in anteprima nazionale. Il lavoro, liberamente ispirato a Ubu Cocu di Alfred Jarry, porta nel programma quella vocazione all’altrove e alla trasformazione che il festival riconduce alla propria idea plurale di illusione.

Sotto il fascio accecante dei riflettori, ogni piccola luce, ogni resistenza segreta sembra scomparire. Qui il potere non ha più bisogno di nascondersi, può agire indisturbato, esposto, in tutta la sua volgarità, e sembra non trovare ostacoli.
Attraverso lo studio dell’ambiguità del linguaggio politico e dei meccanismi del potere e con l’ausilio della maschera – strumento di rivelazione – Baraonda attraversa un male che ripete sempre sé stesso, un contagio che sembra impossibile da arginare. Il dispositivo scenico delinea uno spazio pensato per due corpi mascherati, circondati da automi, da elementi vivi -eppure morti- figli dell’assoluta contemporaneità. Nell’antico susseguirsi di oppressori e oppressi, in questa macchina inutile dove il disordine è legge, esiste uno spazio per le luci più tenui? È possibile sottrarsi alla ripetizione?

Info: www.ginesiofest.it.

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