Ginesio Fest, in scena gli spettacoli di Giulia Scotti e Antonio Latella
Giovedì 27 agosto il Ginesio Fest prosegue l’esplorazione delle “Illusioni”, titolo di questa edizione, mettendo in relazione tre diverse forme dello sguardo: quello della scena, quello dell’immaginazione e quello rivolto al paesaggio.
Nel corso della giornata San Ginesio ospita Bùbaro dei Bùbari, testo di Carolina Balucani affidato alla regia di Antonio Latella, Quello che non c’è di Giulia Scotti e la passeggiata sonora Niente è come sembra di Davide Calvaresi.
Tre appuntamenti diversi per linguaggio e destinatari, ma accomunati dalla volontà di spostare il punto di vista e di interrogare ciò che crediamo di conoscere. È una delle possibilità più fertili del tema scelto da Leonardo Lidi per questa settima edizione: l’illusione non come semplice inganno, ma come apertura verso una realtà altra.
Il programma di giovedì 27 si apre alle ore 10 alla Biblioteca “Tra le righe” con Immaginare il borgo degli attori del futuro, un appuntamento a cura di Expirit che affida ai bambini il compito di raccontare, attraverso il loro sguardo, il domani di San Ginesio. Un incontro che guarda al futuro del territorio a partire dalle nuove generazioni e che si inserisce pienamente nella vocazione del Ginesio Fest a costruire una relazione viva tra cultura, comunità e territorio.
Segue alle ore 16.30 (replica alle 19), ancora alla Biblioteca “Tra le righe”, Niente è come sembra – Passeggiata sonora, di e con Davide Calvaresi, in collaborazione con La Casa di Asterione e 7_8 chili.
E’ un’altra collaborazione che si consolida quest’anno, con l’attore e performer marchigiano Davide Calvaresi, che nella sua costante ricerca di nuovi linguaggi per parlare al pubblico ha scritto, ad hoc per il festival, una passeggiata sonora dal titolo Niente è come sembra, spettacolo tout public, in collaborazione con La Casa di Asterione e 7_8 chili.
Niente è come sembra è un’esperienza sensoriale e contemplativa, un invito a perdersi nell’ascolto e a riscoprire il paesaggio sonoro come memoria viva del territorio.
Un’esperienza tout public dedicata all’ascolto e alla percezione del paesaggio come materia narrativa. Nel programma del festival, la presenza di Davide Calvaresi si lega inoltre a quella particolare attenzione verso il nuovo pubblico che attraversa l’edizione 2026.
Alle 17, nel Complesso SS. tommaso e Barnaba, , presidente della giuria del Premio Remo Girone “All’arte dell’Attore”, sarà il protagonista dell’incontro Tenersi Compagnia, un’occasione unica per ascoltare le sue riflessioni sulla recitazione, sul teatro e sul mestiere dell’attore.
Poi alle ore 18 lo spettacolo pomeridiano all’Auditorium Sant’Agostino, Quello che non c’è, testo e regia di Giulia Scotti, collaborazione al progetto di Andrea Pizzalis, consulenza di Alessandra Ventrella, con Giulia Scotti. Disegno luci Elena Vastano e suono Lemmo.
Lo spettacolo è vincitore del Premio Tuttoteatro.com Dante Cappelletti 2023, Menzione speciale bando Odiolestate 2023, Selezione Hystrio Festival 2025, coproduzione INDEX, Tuttoteatro.com.
Giulia Scotti porta al Ginesio Fest una ricerca capace di costruire una realtà altra, attraverso il rapporto tra teatro e fumetto. Un lavoro che, come osserva Leonardo Lidi nel presentare il programma, accompagna l’illusione verso un “altrove” nel quale la realtà può essere nuovamente immaginata.

«Nella mia famiglia – dice Giulia Scotti – ci sono storie che non vengono raccontate nella convinzione che quello che non si dice non si saprà mai. Della storia di mia zia nessuno ha mai detto niente a me e a mio fratello, quello che sapevamo era che mio padre aveva tre sorelle e che adesso noi abbiamo due zie e che pertanto una delle tre non era più viva, Daniela. Non ho ricordi di lei da viva, nè di noi due insieme. C’è una sua fotografia, quella sì la ricordo, non mi è mai piaciuta, è un po’ sgranata, un po’ anonima, e la faccia di mia zia è gialla, o almeno così mi sembrava quando la guardavo da bambina. E’ la foto che si consegna agli amici e ai parenti il giorno del funerale. Quando è morta nessuno me lo ha detto. Ho un’immagine di quel pomeriggio. Sto camminando per la casa, mi fermo davanti al bagno dei miei genitori, ho come un presentimento. La porta è semi aperta, io guardo dentro: c’è mio padre, in piedi, con le braccia lunghe, tese, appoggiate al lavandino, sta piangendo, piange disperato, trema, si scuote, ma senza fare rumore. Ricordo di essermi preoccupata perché non avevo mai visto mio padre piangere. Sono cresciuta e non ci ho più pensato: mia zia era morta e la morte fa venire tristezza, per questo, immaginavo, nessuno ne parlava mai. Poi un giorno, avevo venticinque anni, mio padre è venuto da me e mi ha raccontato la storia di Daniela. Lo ha fatto senza fermarsi, senza omettere niente, come se aspettasse quel momento da tutta la vita. Questa è la storia di mia zia come l’ho saputa da mio papà, è la storia di un uomo che vuole salvare sua sorella dalla morte ma non ci riesce. Quasi tutto è vero, alcuni pezzi sono inventati».

Alle ore 21:15 spettacolo serale al Chiostro Sant’Agostino, Bùbaro dei Bùbari di Carolina Balucani, regia di Antonio Latella, con Chiara Ferrara e Luca Ingravalle, scene di Giuseppe Stellato, costumi di Graziella Pepe, musiche e suono di Franco Visioli, produzione Teatro Stabile dell’Umbria.
Il ritorno di Antonio Latella al Ginesio Fest con un testo di Carolina Balucani rappresenta uno degli appuntamenti centrali della programmazione. È lo stesso Lidi a sottolineare la dinamica che il festival ricerca tra grandi registi e nuovi talenti: l’esperienza dei primi messa al servizio delle nuove scritture e delle nuove traiettorie della scena. Bùbaro dei Bùbari, nuova produzione del TSU dal testo dell’autrice umbra Carolina Balucani con la regia di Antonio Latella, è un racconto crudo e poetico su due giovani in fuga.

«Un fratello e una sorella, forse non in questo ordine – spiega Antonio Latella –, che per me sono fratello e sorella non solo per quel legame dato dal DNA, ma anche perché sono parte di una comunità. Un luogo che non è e non sarà mai casa. Una casa che non è e non sarà mai luogo. Una cabina telefonica che è luogo e casa, ma anche totem di ciò che è e che dovrebbe essere il presente, e tomba delle voci di un padre e di una figlia che non hanno e non avranno mai corpo. Cosa vuol dire essere “nomadi” oggi? È una scelta o è una condizione non voluta? Le parole di Carolina Balucani si fanno testo teatrale, ma sono anche il tentativo di creare, attraverso vari stili, un nuovo modo di fare letteratura teatrale. Questa sua libertà e questo suo coraggio verranno chiesti anche ai due giovanissimi interpreti e a tutti i collaboratori. Liberarsi da ciò che si ha per provare a far spazio a ciò che forse non si avrà mai: è come se la Balucani lo chiedesse, è come se tentasse di codificare un nuovo modo del dire, un modo forse storto, forse zoppo, in un precario equilibrio, quello che usano i trampolieri per vincere la forza di gravità e gridare “io esisto”, nonostante lo schifo. Io sono parte di questo universo che mi ha insegnato a mentire per essere creduto. La verità la dice chi mente meglio, e questa verità è ciò che mi appassiona e che mi fa affrontare con una inaspettata giovinezza questo nuovo testo italiano di questa giovane autrice».

«Ho immaginato una lingua nomade – aggiunge Carolina Balucani –, sporcata dall’inflessione dell’ultimo luogo dove si è fermata. Una lingua capace di straniarsi e rendere la prima persona singolare una terza persona singolare, quando chi la pronuncia parla di sé e si guarda da fuori, e si vede con gli occhi degli Altri. Familiare come un legame di sangue, per chi è straniero in tutte le terre e in tutte le terre è allontanato dagli Altri. Nasconde sempre dentro un’altra lingua. Il nomadismo non è stato solo un vagabondaggio celestiale, perché nasceva per sfuggire dall’oppressione. Dedico questa scrittura a un popolo oppresso e nomade che non ha mai rivendicato una terra e non ha mai dichiarato guerra a nessuno. Spero che salga, attraverso la fiaba, su un palcoscenico occidentale. I fari dell’Occidente illumineranno la recita a cui spesso è costretto per sopravvivere».
Info e contatti: www.ginesiofest.it.
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