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Macerata, la Rassegna di Nuova Musica al Teatro Lauro Rossi

Macerata, la Rassegna di Nuova Musica al Teatro Lauro Rossi
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Da lunedì 7 a mercoledì 9 novembre al Teatro Lauro Rossi di Macerata sarà di scena la Rassegna di Nuova Musica, giunta quest’anno al prestigioso traguardo della 40a edizione, nel decennale della morte del suo ispiratore Stefano Scodanibbio.

Organizzata dall’Associazione Nuova Musica e curata dal direttore artistico Gianluca Gentili , con la collaborazione di Maresa Bonugli Scodanibbio e realizzata dal Comune di Macerata, la rassegna ha caratura internazionale e vede tra i partner l’Università di Macerata, la Scuola Civica di Musica Stefano Scodanibbio e la Quodlibet.

Il programma dei tre giorni all’insegna della musica contemporanea, presenta concerti (inizio ore 21.15) con Daniele Roccato, Emanuela Torquati,  ZAUM_Percussion e Sidera Saxophone Quartet.

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Stefano Scodanibbio

“È nata nel 1983, con un budget irrisorio ma con desideri irrefrenabili, la Rassegna di Nuova Musica, che si è svolta in quell’anno in sei concerti dedicati ciascuno a uno strumento solista – ha scritto Stefano Scodanibbio nel volume ‘Non abbastanza di me’ (Quodlibet edizioni, 2009) –. Naturale è stato richiedere subito l’apporto dei musicisti con cui collaboravo nell’avventura noniana (Fabbriciani, Scarponi, Schiaffini), o legati alle mie scorribande nordamericane (il Duo chitarristico Castañon-Bañuelos). Era d’agosto e i vari spazi dell’Abbazia di Fiastra sembravano il luogo ideale per accogliere gli inquieti appassionati della contemporaneità o, più semplicemente, i curiosi in cerca di un luogo dove conciliare, in quelle calde serate, le pietre secolari con la sperimentazione e lasciarsene stupire.

Una scommessa dettata dall’entusiasmo giovanile di voler creare nella propria città una piccola Darmstadt e dall’esaltazione che accompagna ogni progetto nuovo prese dunque concretamente corpo. Presentammo in quegli anni ’80 concerti eminentemente solistici con i maggiori interpreti di quelle musiche scritte dai grandi compositori viventi della nostra epoca. Nono, Donatoni, Sciarrino, Stockhausen, Cage, Xenakis, Scelsi (quest’ultimo in uno dei pochissimi ritratti monografici nel nostro paese in quegli anni in cui era ancora visto con sospetto se non con aperta derisione) insieme a decine di giovani compositori ed interpreti unitamente a «performers» non facilmente classificabili in un contesto colto o accademico (il Rova Saxophone Quartet, Mel Graves, Carles Santos, John Deak, ecc.).

Il passaggio topografico dall’Abbazia al Teatro Lauro Rossi, vissuto non senza traumi e contraccolpi, ci ha portato, con gli anni, ad aggiustamenti di rotta. Sono nati, insieme ad esplorazioni di teatro musicale come Pedro Paramo di Julio Estrada e alle performances di Vinko Glokobar e Fatima Miranda, intere edizioni incentrate su formazioni cameristiche come il Quartetto Arditti, l’ensemble recherche, i Neue Vocalsolisten; il progetto speciale sulla collaborazione tra Berio e Sanguineti e, è storia recente, le tre annate consecutive «dal nuovo mondo». Per festeggiare quest’anno i 25 anni di Nuova Musica a Macerata non poteva esserci migliore figura di Karlheinz Stockhausen, il compositore che forse più di ogni altro ha attraversato le principali tendenze del linguaggio musicale del XX secolo”.

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“La Rassegna di Nuova Musica – interviene l’assessore comunale alla Cultura Katiuscia Cassetta – rappresenta un’eccellenza internazionale nell’offerta culturale della nostra Amministrazione, e quest’anno, in cui ricadono due anniversari importanti, gli omaggi al musicista contemporaneo Stefano Scodanibbio rappresentano ancor più un grandissimo valore. La  rassegna, come ormai tradizione vuole, mette in campo professionalità e creatività di grande spessore, spinte propulsive che hanno da sempre rappresentato un forte elemento di crescita del festival in grado di portare il nome di Macerata oltre i confini nazionali. Inoltre, la rassegna prosegue nel suo cammino di apertura verso altre realtà con la collaborazione instaurata tra l’associazione e la Scuola civica di musica che vedrà tra gli esecutori del concerto del 9 novembre,  la presenza di allievi e allieve e il coinvolgimento di tre docenti. Nel mese di gennaio, come ulteriore segno di condivisione,  un ideale proseguimento sarà rappresentato dalla seconda edizione della rassegna ‘Torpedine’ festival di musica elettroacustica. Il festival sarà centrato sull’incontro della musica elettronica ed elettroacustica con le arti visive, la danza, il video di animazione e il cinema. Gli spettacoli si terranno in biblioteca, un segno di crescita e approfondimento su un genere musicale contemporaneo e contaminazione di luoghi”.

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Daniele Roccato

Il concerto inaugurale della Rassegna di Nuova Musica, al Teatro Lauro Rossi lunedì 7 novembre, è stato affidato a Daniele Roccato, contrabbassista solista e compositore, che presenterà Scodanibbio RMX (2022).

“RMX è l’abbreviazione di remix, una tecnica di manipolazione sonora che prevede la destrutturazione di un brano esistente e l’utilizzo dei materiali grezzi così ottenuti per la costruzione di una nuova composizione – afferma Daniele Roccato –. In questo caso tutti i materiali di partenza, che si tratti di lunghi estratti come di brevi frammenti, vengono eseguiti dal vivo, e decostruzione e riassemblaggio sono realizzati in tempo reale dalla programmazione del live electronics. Come in ogni remix, dall’inizio alla fine del processo ogni materiale utilizzato proviene dalla fonte, l’opera per contrabbasso di Stefano Scodanibbio, mentre la struttura e la forma sono affidate alla volontà e ai capricci delle muse.

Personalmente ho sempre percepito in molti lavori di Scodanibbio una sorta di polifonia differita, nella quale ad essere sovrapposti non sono i singoli soggetti ma le impronte che questi lasciano dopo il loro scomparire. L’elettronica permette a questi elementi di permanere e di sovrapporsi realmente alle loro controparti. È un continuo riascoltare, soffermarsi, riflettere. Un dilatare, distillare, congelare. Si tratta, ogni tanto, di rompere il giocattolo per vedere di cosa è fatto, per poi ricomporlo senza cercare di nascondere crepe e frantumi”.

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Emanuele Torquati

Martedì 8 sarà la volta del pianista Emanuele Torquati, che renderà omaggio alla figura del suo mentore e maestro Giancarlo Cardini (1940-2022), pianista e compositore recentemente scomparso, attraverso un viaggio nelle musiche degli autori da lui amati, conosciuti e suonati.

È il caso di Erik Satie (1866-1925), inciso da Cardini in anni in cui era ancora considerato un “eretico”, di cui Torquati presenta due lavori, le Pièces Froides: Trois Danses de travers del 1897 e la irriverente Sonatine bureaucratique del 1917, parodia della celeberrima Sonatina di Clementi approcciata da plotoni di pianisti dilettanti. Il percorso prosegue con il liquido In a landscape di John Cage (1912-1992), brano del 1948 destinato all’arpa o al pianoforte, in cui il compositore americano esplora in modo onirico i suoni pianistici. Inutile ricordare il rapporto tra Cardini e Cage, coltivato in decenni e culminato nel memorabile concerto fiorentino del giugno 1992 in presenza dello stesso Cage e di indimenticati interpreti della sua musica tra cui lo stesso Stefano Scodanibbio.

Secondo Improvviso del 2005 è invece un brano composto da Cardini e dedicato ad Emanuele Torquati, lavoro di matrice colta che si discosta dalle coeve trascrizioni di canzoni dei cantautori italiani di quel periodo. La concisione formale e la giustapposizione di atmosfere contrastanti sono la cifra di questo lavoro. Concisione che invece viene ampliata e portata alle sue estreme conseguenze in Finale (1973) da Paolo Castaldi (1930-2021), altro sodale di Cardini. Un lavoro in quattro parti, eseguibili integralmente o in movimenti separati, anch’esso inciso da Cardini, in cui il compositore milanese appronta quattro Finali diversi per un’immaginaria Sonata, dal carattere volitivo e romantico in modo volutamente caricaturale.

Nella stessa serata sul palcoscenico anche l’ensemble ZAUM_Percussion in Iannis Xenakis Okho.

Okho (1989), parola zulu che significa qualcosa come “felicemente in marcia”, fu composto per la celebrazione del bicentenario della Repubblica Francese e fu presentato in anteprima al Festival d’Automne del 1989 dal trio Le Cercle. Iannis Xenakis (1922 – 2001) incontrò per la prima volta il djembé nello studio del trio a cui il lavoro é dedicato. Il brano è organizzato in otto sezioni a partire da uno scarno materiale ritmico ricombinato in assoli, duetti e trii. Xenakis mantiene anche l’abbinamento tradizionale con il dundun, grande tamburo africano, la cui voce autorevole sigla la fine del brano.

Okho esprime la qualità insieme viscerale e intellettuale della musica di Xenakis, fatta di masse e di volumi sonori che determinano le tensioni e le proprietà dinamiche complessive: caratteri ricorrenti in alcuni altri suoi autentici capolavori per percussioni quali Persephassa (1969) o Pléïades (1978).

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ZAUM_Percussion

A chiusura della rassegna, mercoledì 9, al Teatro Lauro Rossi il Sidera Saxophone Quartet in Stefano Scodanibbio Plaza – Lucida sidera.

Stefano Scodanibbio ha scritto Plaza per quattro trombe in do nel 2001. Di recente, Maresa Scodanibbio, ha ritrovato tra i documenti del marito una versione per quattro saxofoni soprani alla quale l’autore stava lavorando: nonostante fosse quasi ultimata, non fu mai portata a termine e non venne messa a catalogo. La signora Scodanibbio ha cortesemente fornito la partitura a Gianpaolo Antongirolami che ha potuto completare il brano. Plaza, nella versione per quattro saxofoni soprani, è stato quindi presentato dal Sidera Saxophone Quartet in prima esecuzione assoluta nell’ambito del Forlì Open Music, il 27 giugno 2021, nello spazio dell’Arena San Domenico.

Lucida sidera è stato composto da Stefano Scodanibbio nel 2004 per il quartetto Ensemble Italiano di Sassofoni. Gli strumenti impiegati sono otto, 4 sax soprani e 4 sax tenori: ogni membro del quartetto suona sia il sax soprano che il sax tenore. Tale alternanza genera un gioco combinatorio di possibilità timbriche che conferiscono al brano un colore prezioso e mutevole, nonostante l’omogeneità dovuta alla scelta di adoperare solo due tra i quattro strumenti della famiglia dei sassofoni, normalmente impiegati nella formazione quartettistica.

Alle stelle che brillano in cielo – per l’appunto i Lucida sidera cantati dal poeta latino Orazio (III carme, I libro) – corrispondono nella composizione di Scodanibbio oggetti sonori fortemente caratterizzati, che vivono di luce propria, i quali guidano l’ascoltatore nel fluire del brano. All’inizio appaiono subito chiare due figure significative: una nota velocissima che risolve su una nota più o meno lunga e una scala veloce. Altre figure compariranno, intersecandosi tra loro e con le precedenti.

Si crea così un gioco di rimandi, di intrecci, di variazioni, di echi, che dà origine a un percorso di ascolto ricco e articolato.

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Sidera Saxophone Quartet

A seguire tornerà l’ensemble ZAUM_Percussion in Tribadabum extensif sur rythme fantôme di Vinko Globokar. Un progetto al quale ha collaborato fattivamente la Scuola Civica di Musica Stefano Scodanibbio con gli allievi Matilde Cittadini, Chiara Pallotta, Leonardo Tiranti, Veronica Tagoe, Rodrigo Scocco coordinati dai docenti Adamo Angeletti, Francesco Savoretti, Valentina Verzola, Vincenzo Ruggiero.

Tribadabum extensif sur rythme fantôme (2002) di Vinko Globokar (1934) può essere eseguito in due versioni: per trio di percussioni in una sala da concerto o per un numero illimitato di percussionisti utilizzando spazi ampi, quali all’aperto, in una foresta, su differenti piani di un grande palazzo, sulle mura di una città.

La partitura è divisa in 31 sezioni, di cui 14 eseguite solo dal trio, e 17 con il coinvolgimento dei partecipanti circostanti, distribuiti tra il pubblico a distanze prestabilite e regolari, lungo tre vettori che si diramano dal trio di solisti posizionato al centro. La partitura, estremamente fantasiosa e suggestiva, oltre a numerosi strumenti a percussione comprende anche oggetti insoliti o di uso comune, effetti scenici e gesti teatrali. L’ordine di esecuzione delle sezioni è stabilito dagli interpreti, chiamati così a dar forma ad un percorso originale tra suoni inauditi ed effetti esplosivi, in un continuo gioco di rimandi, echi, trasformazioni, dialoghi, diramazioni sonore concentriche tra i vari esecutori.

Ciascun partecipante possiede inoltre 4 oggetti bizzarri, che vengono utilizzati una sola volta, scelti tra “i più curiosi, ingegnosi ed efficaci strumenti immaginabili”. Suoni, pause, movimenti nello spazio sono tutti organizzati sulla base di un Ritmo Fantasma (di 12/8 diviso in 2+3+2+2+3) che solo gli interpreti ascoltano.

Il costo dei biglietti per assistere ai concerti della Rassegna di Nuova Musica  è di  5 euro intero  (3 euro studenti)  e si possono acquistare  alla Biglietteria dei Teatri in piazza Mazzini 10,  dal martedì al sabato ore 10-13/16:30-19:30 , tel. 0733 230735 (boxoffice@sferisterio.it) o al Teatro Lauro Rossi da un’ora prima dell’inizio spettacolo.

Info: rassegnadinuovamusica.com.

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