Sirolo, “Sette a Tebe” e le inquietudini della guerra ieri e oggi
Il 21 agosto il Teatro Comunale Cortesi di Sirolo ha ospitato Sette a Tebe. Questo terribile amore per la guerra, tratto da I sette contro Tebe di Eschilo, con la Compagnia PoEM e la regia di Gabriele Vacis. Lo spettacolo, nato nel 2023 per l’apertura del 76° Ciclo di Spettacoli Classici al Teatro Olimpico di Vicenza, è arrivato a Sirolo nell’ambito del Festival e Premio Nazionale Franco Enriquez, in piena consonanza con il tema del Festival.
Vacis non costruisce una messinscena archeologica della tragedia. Del testo di Eschilo conserva il nucleo più feroce, l’assedio di Tebe e lo scontro tra Eteocle e Polinice, ma lo attraversa con parole, corpi e interrogativi del presente. La guerra non resta dunque confinata nel mito. Entra nella scena come condizione permanente della storia, esperienza collettiva che modifica il linguaggio, i gesti e perfino la percezione dell’altro.
Il lavoro della Compagnia PoEM si fonda soprattutto sulla coralità. Gli attori occupano uno spazio quasi spoglio, nel quale poche sedie diventano elementi mobili di una geometria continuamente ricomposta. I corpi avanzano, arretrano, si stringono, si separano; le voci si sovrappongono e producono tensione. Le immagini restituiscono questa fisicità nei volti, nelle braccia protese e nei corpi trascinati verso il conflitto.
Al centro resta la città assediata. Il vissuto dei cittadini di Tebe diventa cassa di risonanza di ciò che avviene oltre le mura, mentre il nemico, percepito dapprima come estraneo, finisce per assumere il volto del fratello. È qui che la tragedia rivela la sua attualità più dolorosa. La guerra è sempre anche guerra civile, frattura interna alla comunità e alla stessa idea di appartenenza.
Il testo intreccia inoltre Eschilo a voci moderne e contemporanee, da Sun Tzu a Brecht, fino a James Hillman, chiamato a interrogare quel legame oscuro tra attrazione e ferocia che accompagna il mito di Ares. Non offre risposte, né affida al teatro il compito ingenuo di cancellare la violenza della storia. Gli interessa piuttosto creare uno spazio nel quale essa possa essere guardata, nominata e pensata. Proprio per questo Sette a Tebe trova la propria forza nel contrasto tra l’energia giovanile degli interpreti e l’antichità del testo. Eschilo non viene attualizzato mediante espedienti esteriori, ma riattivato attraverso una generazione chiamata a misurarsi con guerre che non appartengono più soltanto ai libri.
Lo spettacolo al Cortesi di Sirolo ha mostrato così come il teatro classico possa ancora agire nel presente senza perdere la propria complessità. Nel lavoro di Vacis e di PoEM la tragedia non diventa un monumento da contemplare, ma una materia viva e inquieta. Il pubblico, numeroso e partecipe, ha accompagnato con attenzione un percorso scenico che lascia aperta la domanda più difficile. Non se la guerra possa essere definitivamente rimossa, ma se siamo ancora capaci di riconoscerne il fascino, la paura e la responsabilità prima che tornino a dominarci.
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