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Civitanova Marche, il Premio Annibal Caro a Luca Fusari

Civitanova Marche, il Premio Annibal Caro a Luca Fusari
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Il vincitore della seconda edizione del Premio Annibal Caro è Luca Fusari, la premiazione è avvenuta nella Sala Ciarrocchi della Pinacoteca Moretti di Civitanova Alta.

Con la traduzione di “Ossa di sole” di Mike McCormack a larga maggioranza la giuria dei lettori ha assegnato a Luca Fusari il riconoscimento che porta il nome dell’illustre traduttore dell’Eneide di Virgilio. Il suo lavoro ha convinto il 58.8% dei giurati che in questi mesi si sono raccolti attorno al progetto. Gli altri due candidati della terna finalista erano Silvia Pareschi, per la traduzione di “Jesus’s son” di Denis Johnson, e Bruno Arpaia, per la traduzione di “Anni lenti” di Fernando Aramburu. Assegnato anche il Premio della giuria tecnica ex aequo ai tre finalisti.

Presenti alla cerimonia anche numerosi studenti, sono stati proprio loro a premiare i vincitori. Il premio, dedicato alle traduzioni e ai traduttori, è sorto per amore di Annibal Caro (1507-1566), nativo dell’attuale Civitanova Marche, che la città ha fortemente voluto per mantenerne viva la memoria.

Ad aver convinto la giuria che ha votato Fusari in larga maggioranza lo stile utilizzato, la ricercatezza del lessico e la capacità del traduttore di restituire quell’atmosfera onirica e nebbiosa, il flusso di pensieri del romanzo che dall’inizio alla fine non usa la punteggiatura. Un ostacolo e una sfida in più per la traduzione, che nella trasposizione in italiano mantiene però intatto tutto il fascino dell’originale.

“Non so nemmeno io come abbia fatto a tradurlo – racconta Luca Fusari alla platea intervenuta –,  a prima vista sembra non avere struttura. Quindi ho dovuto prima leggerlo tutto e poi iniziare a tradurre per capire dove voleva arrivare. In realtà l’assenza di punteggiatura non significa che non vi siano macrostrutture”.

La cerimonia di conferimento del premio, alla quale hanno portato i saluti istituzionali l’Assessora al Bilancio Roberta Belletti per il Comune di Civitanova e il consigliere regionale Francesco Micucci per la Regione Marche, è stata anche l’occasione per un incontro sul tema della traduzione e del lavoro del traduttore.

“Tra le tante attività di Annibal Caro – commenta Maria Grazia Baiocco del comitato promotore –abbiamo voluto istituire un premio alla traduzione perché la sua trasposizione dell’Eneide ‘bella e infedele’ rappresenta ancora oggi un modus operandi. E abbiamo voluto farlo il 6 giugno, giorno della nascita del poeta e traduttore civitanovese perché quella data non rimanesse solo una ricorrenza, ma diventasse un modo per promuovere la lettura radicando nel territorio la conoscenza di questo autore, è un modo per riprenderselo, Annibal Caro”.

La traduzione è come suonare col violino una cosa che era prevista per il pianoforte – ha spiegato Giovanni Giri, componente del comitato tecnico di valutazione e docente di traduzione all’Università di Macerata –. Civitanova e Annibal Caro sono due realtà che dovrebbero trarre giovamento l’una dall’altra. Perché non far diventare questa città una capitale della traduzione come Recanati lo è della poesia”.

“Sono felice di essere qua anche perché l’impostazione di questo premio ricalca l’idea che ho della letteratura, rendere viva la lingua –  ha sottolineato Silvia Pareschi, finalista e traduttrice per Einaudi, autrice a sua volta, raccontando gli esordi, il metodo, aneddoti, i no di cui si è pentita, ma anche di quegli autori che ha amato alla follia –. Nell’ultimo periodo sono tornata ad innamorarmi dell’italiano, spesso per chi traduce lo si dà per scontato, ma è fondamentale aggiornare la propria lingua, poter usufruire e attingere da un registro che è al passo con i tempi, specie se si traduce libri che usano lo slang. Di questo premio mi piace che siano stati coinvolti i lettori, così si tiene viva la letteratura”.

In conference call, anche Bruno Arpaia presente in finale con “Anni lenti” di Fernando Aramburu: “Quando un autore scrive bene è molto più facile tradurlo. Ma la traduzione non è una cosa secondaria, insegna l’umiltà che è fondamentale anche quando si passa ad essere autori. Con la traduzione impari a ridurre l’io al minimo, a dare spazio al noi che parla attraverso la letteratura”.

A margine si è premiato il vincitore del contest #BuonCompleannoCaro. Il premio, una cena per due persone presso il Ristorante BeBop Centenario, è andato a Francesca Gallucci che ha realizzato una stampa a caratteri mobili del celebre verso di Caro “Pico non vide mai nido sì bello”.

La cerimonia si è conclusa con una degustazione di vini della Cantina Boccadigabbia e la visita alla Pinacoteca civica, già Casa Annibal Caro, con la Direttrice Enrica Bruni.

Il Premio Annibal Caro, nato nel 2017, è stato voluto e riproposto da un comitato organizzatore che si è fatto portavoce e promotore di una volontà popolare di mantenimento e diffusione dell’iniziativa e si svolge ogni anno nel giorno del compleanno di Annibal Caro, il 6 giugno, a Civitanova Marche.

Fanno parte del comitato tecnico Massimo Arcangeli, Rita Baldoni, Elisabetta Bucciarelli, Franco D’Intino, Paolo Di Paolo, Matteo Galli, Giovanni Giri, Filippo La Porta, Carlo Laurenti, Davide Longo, Fabio Pedone, Stella Sacchini, Lucilio Santoni, Enrico Terrinoni, Evelina Santangelo, Lucia Tancredi.

Il comitato organizzatore è composto da Maria Grazia Baiocco, Anna Maria Domenella, Rosetta Martellini, Lorella Quintabà. La giuria dei lettori era composta da 85 lettori volontari di cui 28 under 24.

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