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Montefano, l’incontro con Fabrizio Carotti al Museo Arturo Ghergo

Montefano, l’incontro con Fabrizio Carotti al Museo Arturo Ghergo
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Nella giornata del 6 agosto, il Museo Arturo Ghergo di Montefano ha accolto appassionati, estimatori e rappresentanti del mondo culturale marchigiano per incontrare Fabrizio Carotti, protagonista della mostra Ri-tratti post umani, attualmente ospitata negli spazi museali.

Un incontro tra l’artista e il pubblico, ma soprattutto un’occasione di confronto sulle trasformazioni dell’immagine contemporanea.

L’appuntamento ha permesso di entrare nel laboratorio creativo dell’artista e di comprendere più da vicino un progetto nel quale fotografia, intelligenza artificiale, elaborazione digitale, scrittura e musica concorrono alla costruzione di una nuova dimensione del ritratto.

Tra i presenti figuravano Luca Brecciaroli, assessore alla Cultura del Comune di Jesi; i pittori Daniele Bordoni e Giancarlo Ercoli, quest’ultimo anche architetto; l’architetto Riccardo Diotallevi; Sofia Marasca, di Sineglossa; la poetessa Gabriella Cinti; Teresa Marasca, docente all’Accademia di Belle Arti di Macerata; il fotografo recanatese Franco Cingolani.

A fare gli onori di casa è stata Claudia Scipioni, presidente del Museo Arturo Ghergo, che ha accolto gli ospiti e il pubblico intervenuto all’incontro. Presenze diverse per formazione e ambito professionale, che hanno confermato l’interesse suscitato dal lavoro di Carotti all’interno del panorama culturale marchigiano.

Montefano
Fabrizio Carotti

Ri-tratti post umani nasce infatti nel territorio incerto che oggi separa — e contemporaneamente unisce — la fotografia tradizionale e l’immagine sintetica. Il ritratto non è più soltanto registrazione di un volto esistente, ma diviene il risultato di trasformazioni, contaminazioni e processi generativi. Carotti interroga così una delle questioni centrali della cultura visuale contemporanea: che cosa rimane dell’identità individuale quando l’immagine può essere ricostruita, modificata e perfino generata attraverso l’intelligenza artificiale?

L’incontro di Montefano ha consentito di mettere in evidenza anche la natura corale del progetto. Un certo ruolo è stato svolto da Milo Montelli, psicologo ed editore della casa editrice Skinnerboox, con il quale Carotti ha collaborato all’editing dei testi e delle fotografie. Un confronto che ha contribuito alla definizione della struttura visiva e narrativa dell’opera, confermando come Ri-tratti post umani non possa essere considerato semplicemente una successione di immagini, ma debba essere letto come un progetto complesso nel quale differenti linguaggi entrano in relazione.

Montefano
Fabrizio Carotti

Anche la componente sonora partecipa a questa costruzione. La musica presente all’interno del progetto è un lavoro elettronico di Mass Prod, realizzato attraverso il montaggio e il missaggio di registrazioni della figlia dell’artista. La dimensione privata della voce viene così sottratta alla semplice documentazione familiare e trasformata in materia sonora, entrando nello spazio percettivo dell’opera.

Analogo procedimento di trasformazione riguarda la parola. La poesia che accompagna il progetto è stata composta dallo scrittore e art director Paolo Termentini, assemblando frasi provenienti da una chat. Anche in questo caso un materiale originariamente quotidiano, frammentario ed effimero viene ricomposto e assume una nuova identità artistica. Fotografia, testo e suono condividono pertanto uno stesso principio: elementi appartenenti alla realtà vengono prelevati, manipolati e restituiti sotto una forma differente.

È forse proprio qui uno degli aspetti più interessanti di Ri-tratti post umani. Il «post-umano» evocato dal titolo non coincide necessariamente con la scomparsa dell’uomo davanti alla tecnologia. Al contrario, nelle opere di Carotti l’elemento umano continua continuamente a riaffiorare: nei volti, nelle voci, nelle parole scambiate in una conversazione, nelle relazioni personali e nelle collaborazioni che hanno accompagnato la nascita del progetto. L’intelligenza artificiale interviene nel processo creativo, ma trova davanti a sé una materia profondamente biografica e relazionale.

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Claudia Scipioni, Fabrizio Carotti e Andrea Carnevali all’inaugurazione della mostra

Nel Museo dedicato ad Arturo Ghergo, maestro del ritratto fotografico italiano del Novecento, questa ricerca acquista inoltre un significato particolare. Il confronto, seppure a distanza, diviene inevitabile: da una parte il ritratto fotografico costruito attraverso la luce, la posa e la presenza fisica del soggetto; dall’altra un’immagine contemporanea che può attraversare algoritmi e processi di generazione artificiale. Fra queste due condizioni dell’immagine corre quasi un secolo di storia della fotografia.

L’incontro con Fabrizio Carotti ha avuto pertanto il merito di trasformare la visita alla mostra in un momento di discussione sull’immagine del nostro tempo. Il pubblico non si è trovato soltanto davanti alle opere, ma davanti alle domande che esse pongono: che cosa significa oggi fotografare? Dove termina la fotografia e dove comincia l’immagine sintetica? E, soprattutto, quale identità può assumere il volto umano nell’epoca dell’intelligenza artificiale?

Ri-tratti post umani lascia aperti questi interrogativi. Ed è proprio questa apertura, più che una risposta definitiva, a costituire uno degli elementi più vitali della ricerca di Fabrizio Carotti e dell’incontro ospitato dal Museo Arturo Ghergo di Montefano.

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